15 Sep 2017

Rants from Wolly: tu chiamale se vuoi, emozioni

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Amiiiici! Ma l’avete vista la partita contro i BeGenius!?

Maronn’ quel Defile!!!

Come si fa a produrre un rant col cuore ricolmo di gioia per un recente successo?

Facciamo così, vi parlo di EMOZIONI.

Voglio parlarvi un po’ del dietro le quinte, dell’intimo miscuglio di sensazioni che si provano competendo ad Hearthstone e quali siano quelle da lasciare esplodere e quali da reprimere.

Nota bene: sarà un articolo con suggerimenti e approfondimenti basati sulla sfera emotiva di un giocatore professionista di Hearthstone, ma essendo io quel giocatore professionista… occhio. Eheh.

Io, Wolcat

Mi considero un giocatore molto emotivo, e penso anche di avere, in diverse occasioni della mia carriera, fatto dell’emotività un potente mezzo per superare soprattutto le difficoltà della transizione da casual a giocatore semi-professionista.

Non penso di aver mai gettato dei tornei all’aria per l’ansia, semmai per scarsa preparazione e inesperienza tecnica.

L’ansia, che c’era eccome, si tramutava sempre in un totale rifiuto dell’idea di perdere, e si evolveva in una mentalità a mio avviso perfetta per competere in un gioco con così pochi elementi su cui lavorare per primeggiare. Però, ribadisco, sono una “bestia rara”, sono molti di più i giocatori glaciali, che diventano calcolatori umani e ripercorrono le giocate più con la memoria muscolare, che con la mente.

Ricordo come nel mio periodo più vincente, non c’era torneo in cui non mi mettessi talmente sotto torchio da farmi venire la febbre. Letteralmente!

Era come se diventassi un Super Sayan: senza la febbre sapevo che non stavo dando tutto.

C’è chi ci nasce, e chi…

All’inizio, ricordo, con Bertels (che è stato il mio mentore e col quale ho girato per innumerevoli tornei), c’era sempre puntuale la domanda “ti è venuta la febbre anche stavolta? *risatina*”

“Si, e infatti sono in formissima.”

*SBAM*

Top 4, finale, primo posto.

‘NA MACCHINA. Però hey, piccolo reminder, non si nasce tutti Wolcat… e PER FORTUNA!

Discutevo l’altro giorno in chat con Pilou, un veterano della pro-scene francese di HS, del fatto che veramente in pochi, forse una decina, sono i giocatori che vanno “a macchinetta” indipendentemente dal meta, quelli col fiuto innato per il card game, per la strategia corretta, che imparano mazzi e matchup in metà giornata.

Tutti gli altri, lavorano sodo, a testa bassa, impiegano centinaia di ore in practice. E poi sono comunque soggetti a errori, “svarioni”, cattive interpretazioni fatte a monte.

Il caso CoachTwisted

Voglio citare il caso CoachTwisted, che a Montreal si è reso protagonista di una serie veramente mal disputata che gli è costata fiumi di caratteri di scherno su Twitter e addirittura uno stream di 3 ore di Amnesiac (che tra quei dieci sopracitati c’è dentro FACILE) in cui il giovane giocatore degli NRG ripercorre la serie senza alcun freno alla lingua, con tanto di contatore degli errori a schermo e pause ogni turno per essere sicuro di demolire le giocate del canadese che aveva peraltro vinto il side-event di Austin.

Ora, questo ed altri episodi sono la conferma di quanto ho detto poco sopra: molti di noi non sono che devoti studenti, non talenti innati, che mettono tante ore nello studio e nella comprensione del gioco. A volte ci si sbaglia a monte nella preparazione, fraintendendo la validità di una lineup o di un deck, e a volte si hanno blackout dovuti all’emozioni.

Ci saranno frangenti in cui il vostro modo di essere sarà una zavorra di cui sbarazzarsi, altre in cui vi consentirà di elevarvi a un livello a cui non vi aspettavate di poter arrivare. Sappiate trovare la vostra strada da soli, perché non c’è miglior coach che se stessi, per darsi una disciplina sulla sfera emotiva.

Per la tecnica, invece, o nasci con l’istinto da stratega, oppure c’è da passare tante ore a testa china sul PC o device mobile, e il cuore strabordante di passione per questo gioco e di voglia di vincere.

Basta davvero solo quello.

 


Hearthstone professional player | legend | sushi addicted | streamer in the dark







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