29 Jul 2017

Rants from Wolly: ecco la scena “esportofila” italiana

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Stamattina mi sono svegliato, barcollando sono andato a farmi un caffè, dopodiché mi sono messo a scrollare la home di Facebook con in mente un paio di cose delle quali ricercare notizie.

Il risultato del primo game della nazionale italiana di Overwatch, su tutti.

Non solo perché sono esportofilo sfegatato che divora 24/7 notizie su ogni titolo esistente, ma perché sono un inguaribile tifoso. Tifoso di letteralmente qualsiasi cosa, è più forte di me. Vedo uno sport, un tricolore, e via, non capisco più niente: battito accelerato, nodi in gola che si sprecano e gioia incontenibile o depressione totale a seconda del risultato.

Sono assuefatto dalla competizione, che la viva io in prima persona o che ne sia spettatore.

Ultima premessa prima che capiate definitivamente dove sto andando a parare.

Una dose extra di curiosità mi era stata iniettata da un gruppo Facebook (non farò il nome) nel quale ci si apprestava a seguire l’evento con una rassegnazione ed una negatività che in confronto il Leopardi era un compagno di bevute coi controfiocchi.

“OH, ma…  ‘na cariolata di STRACA- *NON è LA TUA PAGINA FACEBOOK. ‘STA ROBA VA SUL SITO, WOLLY, CALMATI.*

Amico, te lo dico nel modo più semplice e diretto possibile: di voi, nelle community esport, non se ne fa niente nessuno”

Tsk tsk tsk.

Con quel modo di fare potremmo scrivere la perfetta formula del fallimento. Non solo per gli esport, per qualsiasi cosa.

Insoddisfazione personale + Sentore di cambiamento in meglio = Gente impazzita che inconsapevolmente prova a fare terra bruciata in casa propria.

Eh si gente, perché è anche la stramaledetta ora di credere in questa scena esport italiana: non è così che si attirano i Luca Pagano, sveglia!

Se di una scena relativa a uno specifico gioco, bene o male che vada, non si vede la fame del pubblico, gli investitori non solo non si presentano, ma se andate voi a cercarli scappano. Volete gli stadi dove seguire giganteschi tornei dal vivo? Fategli capire che li riempireste volentieri! Easy, no?

Inoltre, affrontiamo anche questo altro topic, dato che ormai ci siamo immolati in piazza: i ragazzi che vedete sbattersi per ottenere del riconoscimento, non solo sono lì a rappresentare se stessi. Davvero non riuscite a vedere il tricolore infilato in ogni cavolo di overlay di uno stream internazionale?

Poi lo so che per molti di voi, che magari state a vostra volta provando a esplodere come assi del vostro esport, scatti anche la frecciatina che sarebbe l’equivalente del “quel goal lo segnavo pure io a occhi chiusi”.

Però, ecco, sei a casa a guardare anziché competere in quell’evento? Mh, appunto.

Quanto di più utile puoi fare per impattare la scena è chiudere lo stream sul quale stai riversando le tue frustrazioni, e continuare ad allenarti per fare meglio. Oppure, ma so che è proprio qui che cadono in molti, se proprio devi commentare e non intendi competere, abbi cura di farlo in modo costruttivoaaaah la parola maledetta, più che magica.

Puoi scendere nel tecnico e criticare una giocata, sicuro! Ma evita di far passare il messaggio che tu sia lì col fegato attorcigliato su se stesso e ricolmo di “rosik”, e cerca di far sentire il tuo supporto a chi indossa il tricolore, please!

Ricorda: un italiano che consegue un risultato internazionale è uno dei tanti step necessari per attirare investitori al di fuori dello stivale, o anche per far vedere agli investitori nostrani, che da mangiare ce n’è eccome, in questa industria!

Torniamo ai ragazzi della nazionale italiana di Overwatch. Che poi oh, leggete pure “Nazionale di Hearthstone ai Global Games” ed è esattamente quanto accadde per loro.

Hanno perso, contro un avversario ostico, e quanto ho visto dalla chat del vod, dallo spam in community, m’ha caricato abbomba per buttare giù sto rant scritto. Indovinate? Gente esaltata dall’averci preso.

Dev’essere una questione d’educazione: col calcio vediamo i nostri vecchi fare così da sempre, ma dobbiamo capire che in questo momento non possiamo permetterci di fare altrettanto con gli esport, già così bistrattati, specialmente in Italia, senza che ci infiliamo il bastone tra le ruote da soli.

Il rant sta sfociando nella fiera dell’ovvio, lo sento, ma come molti altri prima di me, voglio dare un punto di vista “interno”, di chi vive le community e ha persino il privilegio di portare il tricolore in giro per il mondo.

Vogliateci bene: lavoriamo con ogni mezzo per non andare lì a far brutta figura, e molti di noi vivono parecchio male la pressione che generate con la negatività pre-evento, e… non ne abbiamo davvero bisogno.

Inizio a vedere gente che, un po’ grazie al buonsenso, un po’ per merito di chi mi ha preceduto nel fare osservazioni come quelle contenute in questo rant (penso ad esempio al buon Pedriny), inizia a infondere nelle varie scene esport italiane il giusto clima di competitività forte ma sempre sana, e parlo sia di giocatori che di pubblico.

Senza stadi pieni e ragazzini che indossano le maglie dei propri idoli, nemmeno il calcio esisterebbe. Prendetene atto!


Hearthstone professional player | legend | sushi addicted | streamer in the dark






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