25 Aug 2017

Rants from Wolly: la locanda è in fiamme!

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La locanda è in fiamme!

Davvero serve che anche io getti benzina sul fuoco?!

Uff… e va bene, dopotutto è rantedì, il dovere chiama…

E poi c’è qualcosa di cui vorrei parlarvi, e non si tratta di problemi tecnici del gioco, o del meta attuale nello specifico (per quello c’è questo VOD dove raccolgo opinioni di pro, caster e personalità della scena competitiva, e tiro le somme del problema: https://www.twitch.tv/videos/169167672?t=11m10s )

La discussione sui social: cattivi…

Ebbene sì, oltre a chi sputa fuoco in preda all’indignazione per l’attuale stato del gioco, i social sono anche gremiti di Cavalieri Bianchi che difendono a spada tratta Hearthstone e il team5, l’organico addetto al game design e bilanciamento del nostro amato gioco di carte.

Questa suddivisione nella community è sempre stata una peculiarità di Hearthstone, per la sua natura di card game oltre che per l’approccio ancora poco chiaro da parte di Blizzard alla sfera esport. Eh già, siamo alle porte del quarto anno di vita di Hearthstone, e ancora non esiste persona che metterebbe la mano sul fuoco nel dire “Blizzard gestisce Hearthstone come un esport dovrebbe essere gestito.”

Shockante la frase di Feno, top player mondiale di nazionalità greca, che commentando un tweet pieno di frustrazione del collega norvegese Xzirez, esclama: “Forse è giunto il momento di rassegnarsi al fatto che a Blizzard non importa del lato competitivo di Hearthstone”.

Wow, pesante sentirlo dire a un campione come lui, che ogni season mette il proprio nome in top 100 ed è completamente votato alla competizione.

… contro buoni

Nell’altra fazione abbiamo streamer casual, caster o giocatori competitivi la cui reputazione è costruita sull’aspetto più “for fun” del gioco, che non giustificano l’incendio generato dai pro sui social, e riducono il tutto, spesso, ad un “è la natura del gioco, se vi rende frustrati, abbandonatelo.”

E qui parte il mio personale rant: perché mai una fetta che ha contribuito così tanto alla popolarità del gioco, dovrebbe fare le valigie per una cattiva gestione da parte di Blizzard?

Non sono forse questi ultimi ad aver sempre dichiarato di avere a cuore la scena esport? Non sono forse loro che organizzano l’HCT e mettono montepremi enormi, produzioni da Hollywood nelle dirette, e soprattutto che hanno creato lo standard appositamente perché vi si giocasse nel modo più competitivo e bilanciato possibile?

No gente, non è affatto da gettare la spugna, nè per un verso nè per l’altro.

L’attitude di un pro

La frustrazione non è mai una compagna desiderabile per un giocatore competitivo di un card game: porta all’attribuire ogni proprio errore alla sfortuna o al cattivo bilanciamento del gioco.

Un pro ha il dovere di andare sempre alla ricerca del cosiddetto “edge”, letteralmente il “margine” che può avere sugli altri giocatori, e per effettuare questa ricerca nel migliore dei modi, bisogna credere fino in fondo nella base di abilità che il gioco richiede. È un circolo virtuoso: più credi che esistano cose che puoi fare per vincere, più ne troverai, più ti motiverai a cercarne.

In momenti come questi, per quanto sia giusto far avere alla Blizzard un feedback, è giusto sempre e solo rimboccarsi le maniche e competere nell’ambiente per com’è ora.

Per quanto siano necessari dei cambiamenti, il gioco è lì da giocare, la ladder da sempre e comunque punti, i tornei danno sempre e comunque punti e premi in denaro.

Protestare astenendosi dal competere è per me folle e figlio di un atteggiamento da perdenti, così come lo è distrarsi da ciò che veramente è importante per lamentarsi sui social.

Una ‘bacchettata’ ai good guys

Detto questo, mi sento di rimproverare ai “buoni” un eccessivo immobilismo, in un momento come questo: loro spesso non devono competere, hanno la propria posizione ben salda indipendentemente dallo stato del gioco, perché, lo ribadisco, sono commentatori o intrattenitori in senso più ampio, che molte volte ricevono anche più attenzione dei giocatori competitivi.

Fanno benissimo a mantenere un atteggiamento positivi verso il gioco, dando così l’esempio a una grossa fetta della community che sarà dunque portata a non abbandonare il gioco, ma tacere completamente l’esistenza di un problema, o addirittura limitarsi a mettere in cattiva luce chi pone il suddetto problema in evidenza, è ridicolo ed offensivo per chi lavora sodo per essere un professionista nel competere.

Per concludere: Hearthstone è un gioco fantastico, aperto a innumerevoli interpretazioni. Tuttavia vorrei, in quanto connubio vivente dei due aspetti del gioco, quello competitivo e quello dell’intrattenimento, che ci fosse un terreno comune da difendere sempre tutti assieme, casual e non, e vorrei che questo terreno fosse il bilanciamento del gioco. Perché diciamocelo, a nessuno piace vedere classi o archetipi troppo dominanti, effetti basati sull’RNG troppo remunerativi, o classi totalmente inesistenti e impossibili da giocare anche solo per divertimento.

Blizzard, your move, aspettiamo tutti con ansia che agiate… avete “osservato la situazione” abbastanza, no?


Hearthstone professional player | legend | sushi addicted | streamer in the dark






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