"Mamma, mi aiuti a fare i compiti? Non riesco a battere questo boss!"

14 Jun 2017

eSportivi non si nasce, si diventa: il ruolo dell’educazione

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Qualche giorno fa ho letto una notizia molto interessante. A Stoke-On-Trent, in Inghilterra, la Staffordshire University lancerà a settembre 2018 il primo corso di laurea in eSports in Europa – se vi interessa, trovate qui i dettagli.

Oggi, invece, sul The Esports Observer mi sono gustato l’analisi del professor Sascha L. Schmidt, direttore del Center for Sports and Management di Dusseldorf. Il professor Schmidt è un esperto del mercato degli eSports e il “futuro degli sport” è una delle sue aree di ricerca preferite.

Da una parte, dunque, gli eSports che entrano ufficialmente all’università; dall’altra, un approfondimento sul valore dell’educazione per i cosiddetti cyber atleti.

In mezzo, be’… il mio punto di vista.

Gamer = atleti professionisti? Assolutamente sì

Riassumendo lo Schmidt-pensiero: i gamer professionisti dovrebbero fare la stessa vita degli sportivi professionisti, ma questo succede ancora troppo raramente.

Il professore fa l’esempio dei giovani atleti tradizionali, seguiti negli studi, nell’alimentazione, nello sviluppo di una forma mentis che li prepari ad affrontare il mondo del professionismo. E qui parliamo di ragazzi e ragazze che, a seconda dello sport, hanno davanti a loro come minimo dai 10 ai 15 anni di carriera, anche 20 in alcuni casi.

Quanto dura la carriera di un pro-gamer? Molto meno. Questo perché con l’età, riflessi e cervello reagiscono più lentamente. Insomma, dice bene il professor Schmid, un pro gamer diventa tale già a 17 anni, se non prima, e smette di esserlo intorno ai 25.

Una carriera insomma super concentrata, che necessiterebbe di essere preparata, seguita e curata come e anzi più di quella di uno sportivo tradizionale.

Oggi, però, non succede, se non in rari casi. E naturalmente i pro gamer di successo, capaci di restare sulla cresta dell’onda per anni, si contano sulle dita di una mano. Ma qui parliamo di talenti naturali che probabilmente emergerebbero no matter what.

Come ti costruisco un pro gamer

Eppure la storia degli sport è piena di esempi di atleti di enorme successo, arrivati al top grazie al lavoro, al sacrificio, alla dedizione più che al puro talento. E perché negli eSport dovrebbe essere diverso?

Da qui la necessità di creare figure professionali capaci di seguire i pro gamer non solo durante la loro carriera professionistica, ma anche e soprattutto prima. Insomma, figure capaci di costruire un pro gamer, proprio come nei college americani costruiscono i campioni degli sport di domani.

Tocca armarci di pazienza, perché soprattutto in Italia credo che questo sia un processo luuuuungo e faticoso.

Cosa manca in Italia

I problemi strutturali dell’eSport italiano li conosciamo e non li scopro certo io: mancanza di una cultura diffusa, mancanza di consapevolezza da parte dell’opinione pubblica, mancanza di una connessione iperveloce nella stragrande maggioranza del territorio, realtà ancora piccole e frammentate che cercano il proprio posto al sole – spesso intestardendosi da sole, preferendo la fettina di torta di oggi alla possibile scorpacciata di dolci di domani.

Prima di pensare a corsi di laurea in eSport, all’introduzione della materia nelle scuole superiori (leggete che cosa combinano in Norvegia!) o alla creazione di figure professionali di supporto al cyberatleta, vanno sicuramente risolti gli ostacoli di cui sopra.

Ma il futuro, non c’è dubbio, è questo.


giornalista sportivo | blogger, traduttore e web content curator di prima generazione | appassionato di poker | concertista mancato | sbustinatore folle | nerd






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