7 Dec 2017

The Dreamhack Experience (Svezia 2017)

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Ciao amici!

Sono giusto ieri tornata a casa dopo l’esperienza al quarto DreamHack, che si è tenuto dall’1 al 3 dicembre in Svezia. È stata come anche le altre volte un’esperienza fantastica, un’occasione per incontrare giocatori e pro-player stranieri, e per misurarsi anche a livello internazionale.

Una lineup solida

Anche se il torneo non è andato benissimo, e sono convinta che potesse andare molto meglio, sono rimasta comunque molto soddisfatta. Durante il bootcamp, avevo discusso con gli altri ragazzi del team pro riguardo la line-up, ed ero davvero felice della soluzione che avevo trovato.

Non sono stata molto fortunata durante il torneo, ma penso che la line up fosse davvero solida e non mi sono mai trovata nella situazione di sentirmi sotto di lineup con nessuno dei miei avversari.

Avevo infatti deciso di bannare il Rogue avversario e di portare Big Druid, Tempo Rogue, Murloc Paladin e niente poco di meno che Silence Priest. Sì, lo so, sembra un meme deck, ma in realtà mi ha dato molte soddisfazioni (tra le altre cose, ho usato proprio questo deck per mantenere una buona top 200 a fine mese).

Perché il ban Rogue, perché il Silence Priest

La strategia è abbastanza comprensibile: dopo aver deciso di bannare Rogue perché secondo me poco counterabile a differenza del Priest e del Druid, ho dovuto scegliere appunto dei counter pesanti per quelli che mi aspettavo sarebbero stati i mazzi più presenti nel field, quindi Jade Druid e Razakus Priest.

Di conseguenza, Big Druid e Silence Priest hanno svolto questa funzione e anche il Paladin mi avrebbe coperta da eventuali Big Druid, insieme al Rogue che, a differenza di quanto mi aspettavo, mi è stato bannato meno del previsto, ma ha sempre performato benissimo.

Il mio unico errore è stato dare un po’ per scontato il ban avversario sul mio Rogue, mentre molti mi hanno bannato Priest, e anche se questo ha influito poco sul torneo in sé, è importante tenerne conto per i prossimi eventi.

Una scelta futuribile

Ovviamente, sono rimasta colpita dalle performance del Silence Priest, che è un deck che potrà dire la sua anche nei prossimi mesi probabilmente, e che quindi terrò parecchio d’occhio, ma in generale tutti i deck che ho portato hanno performato bene.

Il Rogue è una certezza anche nei match-up peggiori (in cui le percentuali di vittoria si aggirano intorno al 47%), Big Druid è un ottimo deck per counterare Jade Druid e Razakus Priest, e il Murloc Paladin si è confermato un buon opener, un deck utilizzabile (così come il Rogue) per aprire la serie, in quanto i suoi match-up erano quasi tutti favorevoli.

Insomma, nel complesso sono molto contenta di come avevo preparato il torneo, e sono sicura che continuando a lavorare così i risultati arriveranno.


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